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La spesa per la difesa indica l’insieme delle uscite statali, all’interno della spesa pubblica, destinate al finanziamento dell’attività delle forze armate e della difesa del territorio nazionale da minacce militari esterne.

Cerchiamo di capire cosa succede a livello mondiale. Quanto spendono gli stati per le proprie spese militari?

Grazie ai dati dell’Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace (SIPRI) si è in grado di avere un’idea più chiara di quale è la spesa militare nel mondo. E a spiccare è sicuramente la regione dell’America Latina.

In termini generali la spesa maggiore è negli Stati Uniti. Ciò accade perché il paese guidato da Donald Trump ha interessi da proteggere in tutto il pianeta ed è la più grande potenza, anche al di sopra della Cina e della Russia.

Ma a sorpresa, dopo gli Stati Uniti, i paesi che spendono di più del loro PIL in armi sono la Colombia (3%), Cuba (3%) ed Ecuador (2%).

Mentre la Colombia ha avuto pesanti guerre interne, Cuba si giustifica dicendo che gli investimenti militari fanno parte dell’apparato politico e di stato. L’Ecuador, invece, dice che stava ristrutturando il suo armamento al momento in cui sono stati presi i dati.

E in Europa? Qui da noi a spendere di più sono le ex repubbliche sovietiche, come l’Ucraina. La Russia invece è una delle nazioni che investe di più nel suo armamento in termini di PIL. Ma questa non è certo una sorpresa.

Ma ci sono anche fatti curiosi. Pakistan, Kirghizistan e Myanmar sono i paesi che stanziano più risorse per la loro difesa, mentre la Cina è la nazione che sta investendo in modo più aggressivo. Ma il fatto curioso è quello della Corea del Nord , che non appare sulla mappa perché non ci sono dati su di essa.

Ma non è finita.

I casi dell’Africa e del Medio Oriente sono indubbiamente i più particolari. Il Regno saudita assegna addirittura il 10% del suo PIL, mentre il piccolo Oman riesce a spendere fino al 14% di tutto ciò che guadagna. Queste spese sono spiegate, dicono, dall’attuale guerra che si sta verificando in Yemen.

 

Questa notizia è stata originariamente pubblicata sulla rivista N + 1