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Le forze tecnologiche e sociali stanno trasformando il modo in cui il lavoro viene svolto, chi lo fa e persino come si presenta il lavoro.

La ricerca di Deloitte Consulting mostra che ci sono sette potenti forze che rimodelleranno il lavoro come lo conosciamo. Quindi la grande domanda è: le organizzazioni sono pronte per l’industria 4.0?

Il Report di Deloitte esplora le opinioni degli alti dirigenti sull’impatto dell’industria 4.0, ovvero i cambiamenti industriali associati all’automazione e alle tecnologie digitali.

Secondo il rapporto, gli imprenditori sono incerti di avere i talenti giusti per avere successo in questa nuova era. Solo il 25% è molto fiducioso che la propria forza lavoro abbia le competenze necessarie per il futuro. L’86% dei dirigenti aziendali pensa di fare tutto il possibile per costruire la giusta forza lavoro, ma non sa con che risultati. Ancora più sorprendente, meno del 20% dei leader aziendali considera i talenti e le risorse umane come una priorità. In poche parole, i leader non sembrano pensare che sia necessario un cambiamento radicale per portarli dove vogliono andare.

Ma è necessario un cambiamento radicale. Considera l’impatto dell’automazione.

È stato stimato che il 57% di tutti i posti di lavoro sono a rischio di essere automatizzati nei prossimi 5 anni. Le economie emergenti del sud-est asiatico sono le più vulnerabili all’automazione del lavoro. Ma anche le economie sviluppate avranno un impatto. Ad esempio, a Singapore, l’automazione del posto di lavoro dovrebbe raddoppiare nei prossimi tre anni.

A dire il vero, la probabilità che un’intera professione scompaia di colpo a causa dell’automazione è bassa. È molto più probabile che parti di un’occupazione vengano sostituite dalla tecnologia. Il talento umano lavorerà a fianco dell’intelligenza artificiale, dell’apprendimento automatico o di qualsiasi cosa che possa sostituire le attività e renderle più rapide, accurate e meno costose.

Naturalmente, questo ha implicazioni profonde sul lavoro, la scuola e interrompe completamente i modelli tradizionali.

Le forze lavoro diventeranno sempre più contingenti, con i lavoratori fuori bilancio (freelance, appaltatori e addetti ai lavori) che saranno sempre più utilizzati dalle imprese per risolvere complessi problemi aziendali. Negli Stati Uniti, infatti, negli ultimi cinque anni oltre il 90% dei nuovi posti di lavoro è stato svolto da lavoratori fuori bilancio. Gli intervistati del rapporto Global Human Capital Trends del 2018 indicano che solo il 42% della forza lavoro è composta da dipendenti.

Dal punto di vista dei lavoratori, significa le persone potranno decidere dove meglio lavorare, sia che si tratti di un ufficio o di casa, in uno spazio satellite o in uno spazio di lavoro condiviso. Ciò si adatta ai valori della flessibilità sul posto di lavoro dei Millennial e della Generazione Z. Per questi lavoratori, l’aumento del potenziale di reddito e della flessibilità sono di grande attrattiva.

Cosa fare allora?

Il modello di “imparare a scuola” e “fare al lavoro” non è più sostenibile e la necessità di aggiornare le capacità in una popolazione “vecchia” produrrà un ”aggiornamento continuo, detto reskilling, una sorta di apprendimento permanente, già in atto tra le partite iva, che diverrà uno stile di vita.

Secondo il rapporto Future of Jobs del World Economic Forum, la reskilling è la massima priorità per le organizzazioni. E con la vita lavorativa che si allunga, il reskilling è importante per tutti i lavoratori, non solo per i giovani.

Individui, aziende e istituzioni educative devono trovare soluzioni che funzionino per tutti.

Ecco allora che è importante capire quali sono le forze che trasformeranno tutto:La tecnologia è ovunque. Non è più da per tutto, ma è nel tutto.

Abbiamo uno Tzunami di dati. Possiamo sfruttarli o ne rimarremo calpestati.

  1. La diversità è ormai un dato quotidiano. Lavori simili in aziende simili in contesti simili non potranno più esistere o saranno la minoranza.
  2. Intelligenza artificiale, computer cognitivi e robotica sposteranno il baricentro del nuovo millennio.
  3. Il lavoro forse non sarà più la parola adatta a identificare ciò che facciamo. L’etimologia della parola deriva da “fatica”. Faremo altro, cosa? É complicato trovare una parola giusta per qualcosa che ancora non esiste.
  4. Probabilmente non avremo un lavoro, ma molte occupazioni, o fonti di reddito o di benefit.
  5. Cambierà anche la natura e gli obiettivi di una carriera lavorativa. Verremo chiamati per risolvere e migliorare un qualcosa, non per “fare” qualcosa. Per le operazioni ripetitive ci saranno le macchine.