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Photo Di Shutterstock

di Paolo Ermani – In città l’automobile è il mezzo meno logico e più costoso da usare per muoversi, infatti uno dei pochi vantaggi di abitare in città è proprio quello di avere spesso tutto in prossimità o comunque non lontanissimo: scuole, luoghi di lavoro, negozi, impianti sportivi, uffici pubblici, luoghi di aggregazione e cultura, etc. Quindi se tutto è a portata di mano e raggiungibile con mezzi ben più agevoli e meno costosi delle automobili, perché si continuano a riempire le città con questi inquinanti pezzi da antiquariato?

E più auto si aggiungono, più ci sono problemi di mobilità e meno ci si sposta. Sono molti gli aspetti negativi relativi all’uso dell’auto soprattutto in città, vediamone alcuni. A causa dell’inquinamento atmosferico, in Italia i morti sono decine di migliaia l’anno e le auto contribuiscono fortemente a questo problema. L’inquinamento acustico è costante anche di notte ed è poi tristemente nota la pericolosità delle auto con migliaia di morti e feriti durante tutto l’anno a causa degli incidenti. Con la manutenzione, le riparazioni e le rottamazioni, si hanno rifiuti che si accumulano sempre di più e hanno un impatto ambientale. Nella fase di costruzione di un’auto i costi ambientali e di sfruttamento delle risorse, con il relativo inquinamento, sono notevoli. Annualmente si perdono settimane intere nelle perenni code del traffico e nel cercare parcheggio. Possedere un’auto ha poi costi altissimi e fra carburante, assicurazione, tasse, parcheggi, garage, manutenzione si spende in media tra i duemila e tremila euro all’anno o anche di più a seconda del tipo di automobile.

L’Italia è il primo paese in Europa (escluso il Lussemburgo) e uno dei primi paesi al mondo per numero di automobili pro capite con 625 automobili ogni 1000 abitanti. Considerato che molte famiglie hanno due auto, se non tre, i costi annuali sono esorbitanti. A ciò bisogna aggiungere i costi ambientali e sanitari, che tutti paghiamo, prodotti dalle emissioni delle auto. Come investimento l’acquisto di un’auto, anche a rate o con altre alchimie contabili, è uno dei peggiori in assoluto visto che si svaluta immediatamente e pesantemente al primo metro trascorso dopo il concessionario. Inoltre i costi stessi delle auto nuove sono notevoli se paragonati a quelle usate anche di pochi anni. Ulteriore poco senso nell’utilizzare l’auto in città è che spesso c’è solo una persona per auto, cioè il guidatore, il che ovviamente aumenta il numero delle auto in circolazione e il traffico stesso.

Da un punto di vista energetico l’auto è quanto di più assurdo si possa concepire: una macchina di una, due, fino quasi a tre tonnellate di peso a seconda del modello, sposta 60/80 chili in media, cioè il peso di una persona. E visto che il trend è quello di comprarsi dei carri armati da strada, si vedono SUV sempre più giganteschi girare in città costruite non certo per le auto. La conseguenze di tutto ciò è che la velocità media di percorrenza in tante città italiane è paragonabile a quella del mulo. Da non sottovalutare poi il fatto che si spendono molti soldi per mantenere un mezzo che è fermo per la stragrande maggioranza del tempo e in città, anche quando viaggia (si fa per dire), è come se stesse ferma. Per non parlare poi dello spazio fisico che occupa, sottratto ad altri utilizzi e che rende assai difficile la vita del pedone e dei disabili costretti a gincane fra le lamiere.

Il rendimento di una auto è ridicolo dato che mediamente non supera il 25% e si può considerare una stufa con le ruote. Non potrebbe essere altrimenti visto che si tratta di motori di derivazione ottocentesca, ma questo non viene menzionato nelle pubblicità che ci decantano le auto come modernissime. E per fare dimenticare la sua età secolare, l’automobile viene abbellita con tutte le trovate possibili e immaginabili facendola diventare un salotto ipertecnologico con ogni confort e gadget ma alla fine è sempre la solita inefficiente stufa con le ruote.

Nonostante tutti questi aspetti negativi, l’auto ha successo grazie ad una pubblicità martellante e ad un immaginario senso di libertà e mobilità che viene spacciato dai venditori, che però è tragicamente ridimensionato nei quotidiani imbottigliamenti a croce uncinata di fantozziana memoria. Ridicole pubblicità ci mostrano costantemente auto scintillanti che sfrecciano in panorami bucolici o desertici senza traffico, immagini che non hanno niente a che vedere con la realtà. Raccontandoci queste balle gli industriali dell’auto hanno realizzato guadagni stratosferici rendendo le nostre città e paesi delle immense camere a gas. Il risultato sono infiniti e apparentemente irrisolvibili problemi di percorrenza che coinvolgono anche i mezzi pubblici di superficie, pur considerando le corsie preferenziali. Se poi si calcola che ad esempio in una città come Roma, ci sono più veicoli a motore che abitanti, il perché la mobilità sia ingestibile, è presto detto.

Qualsiasi politica anche la più illuminata, si scontra con una credenza per cui l’auto sia imprescindibile, sacra e inviolabile.

Per risolvere il problema si dovrebbe intervenire a livello culturale, facendo campagne informative a tappeto spiegando tutti i lati negativi dell’uso dell’automobile e dimostrando che per spostarsi in città è il mezzo peggiore da ogni punto di vista. Poi proporre alternative, perché in città, tutto è meglio e più veloce dell’automobile: skateboard, hoverboard, bicicletta, biciclette elettriche, cargo bike, monopattini elettrici e non, seg way, probabilmente anche il triciclo è più veloce di una automobile. Tutti mezzi questi che hanno costi molto inferiori alle auto e il vantaggio di farci arrivare a destinazione senza file chilometriche, attese assurde e produzione di inquinamento. In questo modo si potrebbe mantenere anche solo un’auto a famiglia oppure nemmeno quella ed eventualmente il noleggio nei pochi casi in cui dovesse servire. Agire in questa direzione costerà comunque sempre meno che averne una di proprietà. Stessa cosa si potrebbe fare chiamando un taxi o servizi di carsharing per occasioni particolari e anche in questo caso comunque costerà sempre molto meno che acquistarla e mantenerla.

Ovviamente tutto ciò deve essere complementare ad un parco di mezzi pubblici capillare, costante puntuale, pulito e ad una viabilità che vada sempre più in favore di pedoni e mezzi alternativi all’auto. Sarebbe meraviglioso muoversi in città senza avere costantemente il terrore di essere investiti da carri armati con le ruote. In fondo non bisogna inventarsi nulla, basterebbe copiare per esempio cosa hanno fatto ormai da anni nel quartiere Vauban di Friburgo in Germania dove la gran parte delle famiglie non possiede l’automobile. E se si volesse agire in questo senso allora la politica potrebbe fare tanto, con l’informazione e la formazione verso i cittadini, dimostrando che esistono alternative praticabili e si può vivere ottimamente anche senza auto e risparmiare molti soldi.

Vi immaginate quanto tempo in meno si potrebbe lavorare non dovendo guadagnare i soldi da spendere per comprare e mantenere le costosissime auto? Tempo che si potrebbe dedicare ai propri interessi, ai propri cari, agli amici, alla cultura. In merito alle possibili critiche circa il fatto che eventuali mezzi alternativi espongono alle intemperie, basta pensare ai paesi del nord Europa che hanno vento, pioggia, neve e maltempo molto più che in Italia, e sono proprio quelli che usano maggiormente questi mezzi. Quindi se lo fanno loro con il tempo meteorologico che hanno, figuriamoci se non possiamo farlo noi e considerato il risparmio di tempo, denaro, stress e malattie, vale senz’altro la pena di provare. Tenendo anche presente che fare del moto è quanto mai positivo e salutare. In questo modo si darebbe un senso di efficienza energetica alla mobilità, visto che non ci sarebbero più mezzi pesanti tonnellate che portano delle piume.

E’ liberando le città dalle automobili che si realizza la vera mobilità sostenibile e si ottiene un netto miglioramento della qualità della vita. In un quadro del genere ci guadagnerebbero tutti in ogni senso, economico, ambientale e sanitario. Le uniche a rimetterci sarebbero le case automobilistiche che però potrebbero cogliere l’occasione per produrre finalmente qualcosa di utile ed efficiente rispetto alle loro inquinanti stufe con le ruote ferme all’ottocento.

L’AUTORE


Paolo Ermani – Scrittore, formatore, consulente energetico, ideatore di progetti innovativi in ambito lavorativo e ambientale. Da metà degli anni ottanta si occupa di ambiente, energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, uso razionale dell’energia, tecnologie appropriate a cui poi ha aggiunto tematiche relative agli stili di vita, all’economia, il lavoro, l’alimentazione, l’agricoltura, la facilitazione. Ha lavorato e si è formato nei più importanti centri europei per le tecnologie alternative. Fra le centinaia di iniziative che ha realizzato è tra i fondatori dell’associazione Paea, del giornale web Il Cambiamento e del progetto sul lavoro Ufficio di Scollocamento. E’ autore dei libri: Pensare come le montagne (scritto con Valerio Pignatta), Ufficio di Scollocamento (scritto con Simone Perotti), Solo la crisi ci può salvare (scritto con Andrea Strozzi).

http://www.ilcambiamento.it/autori/paolo_ermani