Condividi
Photo

di Fabrizio Dalle Nogare – L’Internet delle cose o IoT (Internet of Things) dilaga sul web e sui social. Tutti ne parlano e ne magnificano gli effetti benèfici e miracolosi. Tuttavia, sembra essere come l’araba fenice del Metastasio, “che vi sia ciascun lo dice; dove sia nessun lo sa”.

L’IoT è uno dei trend tecnologici più promettenti. Smart homes, smart buildings, smart cities, smart health e molto altro: tutto ciò che può essere connesso ad Internet è potenzialmente destinato ad essere controllato e a controllare e relazionarsi con l’ambiente circostante, popolato da innumerevoli altri devices interconnessi alla rete.

Le stime attribuiscono all’IoT un potenziale di valore, nei prossimi 4 anni, di oltre 200 miliardi di dollari (nel 2016 il mercato segnava 16 miliardi).

Ma sono davvero tutti utili i prodotti smart di cui si parla?

Davvero è utile avere in casa una bottiglia con un chip collegato a Internet che ti ricorda che devi bere un bicchiere d’acqua? Non è che ci stiamo complicando (inutilmente) la vita?

Proviamo a fare il punto della situazione sul livello di sviluppo dell’IoT, nella progettazione e nella realizzazione di soluzioni efficaci e utili.

Lo stato dell’arte non è rassicurante. Sotto il profilo del trasporto di informazioni e dati, se la tecnologia 5G promette sviluppi mirabolanti e lo stato di realizzazione delle sperimentazioni è piuttosto avanzato, non si può dire lo stesso delle tecnologie blockchain al servizio dell’IoT, che si dibattono in paludi primordiali e rivelano un forte grado di immaturità.

Ed è un bel guaio, perché proprio queste ultime tecnologie sono quelle che aiuteranno a sviluppare i prodotti più smart dell’IoT.

Ma gli ostacoli non si fermano qui: c’è un problema di linguaggi ovvero di standard di comunicazione. Come sempre avviene all’inizio dello sviluppo tumultuoso di nuove tecnologie, i grandi operatori di settore lottano per imporre le proprie regole.

Nel (futuro) mercato delle case intelligenti (smart home), ad esempio, Apple Home Kit, Qualcomm AllJoin, Intel IoTivity e Google Brillo sono i principali protagonisti della guerra delle piattaforme e se non si metteranno d’accordo cominceranno i guai per i consumatori.

Cosa accadrà se il frigorifero o la lavastoviglie “intelligenti” non funzionano per problemi di connessione a Internet oppure perché lo smartphone appena comprato non è compatibile?

E cosa fare con una lampadina pre-caricata di energia che, esauritosi il credito energetico, non ne vuol sapere di ricaricarsi perché non comunica più con il mio cellulare?

Il rischio concreto è che se voglio utilizzare Siri per dare ordini ai devices “intelligenti” di casa mia dovrò comprare solo ed unicamente prodotti integrati nell’Apple Home Kit, a meno di rimanere al freddo, al buio o di rinunciare definitivamente all’IoT.

Ma andiamo per ordine.
Ammettiamo pure che tutte queste problematiche vengano nel tempo superate e che si riesca a costruire un mondo totalmente smart, in grado di agevolare ogni nostra azione quotidiana e addirittura di prevedere i nostri bisogni (e desideri) prima ancora che ci sia dato il tempo di esprimerli.

Vogliamo parlare della nostra sicurezza?

Cosa accadrà alla nostra vita super-organizzata se i nostri oggetti smart non funzioneranno a dovere perché hackerati da un ladro, da un vicino molesto o da un partner geloso? Tutte le cose “intelligenti” infatti avranno un microprocessore incorporato che dovrà garantirne il funzionamento, ma anche collegamenti rapidi e sicuri con la rete.

Questo perchè immaginiamo solo porte e finestre che si aprono comandate a distanza, allarmi disattivati, fan coils sparati al massimo nella canicola di agosto, forni elettrici che cuociono per ore immaginarie pietanze, musica in filodiffusione al massimo del volume attivata in piena notte e così via.

Insomma, c’è ancora molta strada da fare per realizzare nuovi e avveniristici modelli comportamentali nella nostra vita quotidiana.
Standard tuttora in fase evolutiva, reti fisse e mobili in costruzione, guerre di piattaforme, problemi di sicurezza da risolvere, investimenti rilevantissimi da avviare e incertezze sull’effettiva utilità ed efficienza dei prodotti da commercializzare.
Come scongiurare tutto questo?
É bene avere fin d’ora un atteggiamento prudente prima di scegliere sistemi e impianti sostenuti da soluzioni tecnologiche avanzate, che potrebbero rivelarsi ben presto sbagliate, e acquisire la dovuta consapevolezza dell’utilità ed efficienza delle cose “intelligenti”; si eviterà in tal modo di cedere al facile canto delle sirene pubblicitarie che rendono “smart” qualsiasi prodotto che abbia un pulsante che si illumina.