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di Gunter Pauli – Il riso è il secondo raccolto più grande al mondo dopo il grano. Se ne raccolgono poco meno di 600 milioni di tonnellate in tutto il mondo, coltivate su 155 milioni di ettari da 250 milioni di coltivatori. Numeri incredibili.

A differenza del grano (esportazione 20%) e della soia (esportazione 35%), appena il 7% della produzione di riso è commercializzato a livello internazionale. La Cina e l’India sono di gran lunga i maggiori produttori, tuttavia tutte le loro produzioni sono destinate al consumo locale. Infatti sono la Thailandia e il Vietnam i maggiori esportatori.

Il consumo di riso pro capite varia molto da paese a paese. In Myanmar raggiunge quasi 200 kg a persona all’anno, in Europa parliamo di poco più di 3 kg.

Le varietà di riso è incredibile, ce ne sono 120.000, in pratica la più grande banca genetica di qualsiasi specie di pianta. Ma la maggior parte del riso coltivato è limitata a 4 varietà.

Ma pochi sanno che con il riso si produce una varietà di cose inimmaginabili.

Oltre al riso come base alimentare, i suoi chicchi, gusci e paglia vengono trasformati in olio, vino, torte, prodotti per la pulizia di gioielli, sapone, insetticida, additivo per cemento, abrasivi, carburante, controllo delle muffe, isolamento termico, solo per citarne alcuni.

Ma c’è anche qualcosa che va sprecato. Si stima che circa 140 milioni di tonnellate di lolla di riso (l’involucro esterno del riso) siano buttate o bruciate ogni anno. Ma si potrebbero utilizzare in modo migliore.

Le bucce di riso sono fatte di opalina, lignina e silice. La lignina è un combustibile ideale e le bucce possono essere convertite utilizzando l’ossigeno a 550 gradi. Il carburo di silicio non si scioglie, ha eccellenti proprietà di conducibilità elettrica, ha un coefficiente di espansione termica molto basso ed è chimicamente inerte. Ogni tonnellata di riso genera 50 kg di carburo di silicio.

Ed ecco l’innovazione.

La sfida principale è la stabilità dei prezzi, che dipendono dalla domanda di pochi settori. Inoltre, se e quando la nuova generazione di dispositivi elettronici entrerà in funzione, la domanda si affiderà sempre più al settore minerario, mentre la grande maggioranza delle bucce di riso continuerà a essere incenerita senza possibilità di essere utilizzata.

Remi Ie, la principessa di Okinawa, ha proposto di realizzare gioielli in carburo di silicio e ha consultato due esperti di riso. Infatti, se si padroneggia la formazione dei cristalli e si eliminano le impurità, il carburo di silicio può essere trasformato in una forma di pietra trasparente incolore.

Può sembrare pazzia, ma pochi ricordano come le perle sono passate da essere un prodotto costoso ed esclusivo, a prodotto di massa che ha dato vita ad una industria da miliardi di dollari l’anno. La raccolta delle perle fu paragonata alla crescita dell’oro.

Ecco l’opportunità.

Queste pietre non andrebbero a sovrasfruttare nessuna risorsa della natura e non inquinerebbero acque. Anzi, rappresenterebbero un’importante iniezione di entrate nelle aree rurali, ad una condizione: che la tecnologia comprenda il concetto di industria locale di piccola scala, ma ad alto valore aggiunto. Qualcosa come l’industria delle perle.

La gioielleria è una industria globale da più di 25 miliardi di dollari. La vera opportunità è quella di creare centri di arte, di cultura e di gioielleria.

Sarebbe come trasformare dei rifiuti in qualcosa di bello. Questa è una delle più grandi trasformazioni che possiamo ottenere nella nostra società moderna.