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di F. Dalle Nogare – Freud parlò delle tre grandi ferite narcisistiche inferte all’umanità dal pensiero dell’uomo moderno.

La prima ferita è stata inflitta da Copernico: non è il sole a girare intorno alla terra ma quest’ultima e gli uomini che la abitano a girare intorno al sole. La seconda è stata provocata da Darwin, quando ha mostrato che l’uomo non è una creatura di Dio, quanto piuttosto un discendente evoluto della scimmia. La terza, quella dello stesso Freud, è che l’uomo non è padrone delle proprie pulsioni e la coscienza non è sovrana assoluta come voleva la tradizione, ma c’è ancora tanto di sconosciuto che determina e guida i nostri comportamenti.

Ora una quarta ferita sta prendendo corpo: l’intelligenza artificiale soppianterà quella umana?

Ad ogni algoritmo costruito per simulare la capacità decisionale dell’uomo, l’uomo perde un pezzettino della propria supremazia. L’idea che l’intelligenza artificiale possa superare quella dell’uomo permettendo ad un oggetto “intelligente” di dominarci potrebbe rappresentare la quarta ferita narcisista inferta all’umanità. Si potrebbe credere che questo possa produrre diffidenza nelle cose intelligenti, ritardandone lo sviluppo. Ma non è così. La curiosità dell’intelligenza umana supera ogni paura e c’è sempre qualcuno che è disposto a rischiare più degli altri.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Una fiducia eccessiva nelle cose intelligenti, che porti a delegare tutte o molte delle decisioni umane, potrebbe nuocere e addirittura non garantire più la tutela dei diritti fondamentali conquistati con tanta fatica (salute, pace, ambiente, democrazia ecc.). Quindi etica e tecnologia possono camminare insieme? Quali sono dunque le sfide che l’etica pone alla tecnologia?

Gli stati emozionali possono essere “letti” da macchine che rilevano le alterazioni del nostro corpo in termini di battiti cardiaci, dilatazione delle pupille, temperatura corporea, movimento degli arti, sudorazione e così via. Lo sviluppo della robotica indossabile permette già oggi di rilevare in tempo reale questi dati e di trasmetterli al medico curante a distanza perché esegua la diagnosi del caso. Ma la tecnologia è anche in grado di creare robot capaci di imparare. Possibile che presto i robot potranno imparare ad interagire con gli stati emozionali, ricevendo quelli dell’uomo e trasferendogli i propri. Quindi è impossibile che esistano macchine intelligenti senza che esse stesse imparino ad esserlo.

Occhi che si aprono, sguardi densi di emozioni, forme fisiche accattivanti, rivestimenti soffici e morbidi, voci suadenti. I robot che si affacciano a questa nuova era tecnologica, già oggi esistono. E anche se si tratta di primi prototipi, il futuro va in questa direzione. Ben presto saranno in grado di fare compagnia all’uomo, senza che si assuma alcuna responsabilità del loro benessere psico/fisico.

Quando, tra pochi decenni, nel mondo occidentale la popolazione degli ultrasessantenni diventerà maggioranza, i robot saranno necessari per rilevare a distanza bisogni e necessità della popolazione, ma anche nel fare loro compagnia, simulando emozioni ed empatia.

Stabilire una relazione affettiva con i robot non è più soltanto un sogno da autore di fantascienza. I robot divideranno con noi i nostri spazi, abiteranno la nostra casa, ci aiuteranno al lavoro, dialogheranno con noi e si adatteranno affettivamente all’essere umano. Forse all’inizio non sarà facile accettare tutto ciò per ragioni etiche e sociali. Ma basterà ricordarsi il recente passato. Che dire ad esempio dei computer che oggi sostituiscono le relazioni fisiche – sociali e sessuali – tra esseri umani, o dei giochi per ragazzi che hanno soppiantato l’oratorio e il bar sport?

Il progresso non si ferma. Va però indirizzato. Non va subìto ma cavalcato al meglio per travasare nelle macchine intelligenti i valori comuni e il sentire morale della nostra vita e della nostra società. Una bella responsabilità per chi elabora comandi e costruisce algoritmi, ma anche per chi dovrà stabilire e definire in anticipo le regole del gioco di come controllare le macchine, fissarne i limiti d’azione e regolare la protezione della vita personale, della salute, dei diritti degli utilizzatori e degli interessi economici in gioco.