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di Beppe Girollo – Siamo in guerra e il nostro nemico è la povertà. Tutti siamo a rischio, nessuno è escluso. Tutti possono perdere il lavoro o avere qualche imprevisto nella vita. Non c’è nessuna colpa.

Il problema è che questa guerra la stiamo perdendo.

Oggi il rischio di povertà e di esclusione sociale nell’UE è allarmante. Da un lato abbiamo i livelli di disoccupazione troppo alti e che colpiscono particolarmente i giovani, dall’altra abbiamo la  rivoluzione tecnologica e digitale che sta cambiando i pilastri fondamentali dell’occupazione.

Secondo Eurostat, 113 milioni di europei sono in condizioni di povertà o di esclusione sociale.

Con l’introduzione dell’euro si sono create divergenze economiche tra i paesi membri: di fatto ci sono paesi di seria A e di serie B. Oggi nell’UE ci sono importanti squilibri in termini di investimenti pubblici nell’istruzione, nella sanità o nella sicurezza sociale.

Sicuramente non è l’Europa che voleva

Il vero spettro che aleggia sul sistema sociale di tutti i paesi industrializzati si chiama “automazione”. I processi produttivi e di erogazione di servizi stanno cambiando così velocemente che nessuno di noi sa bene cosa succederà tra 5 anni.

La riposta a questa insicurezza cosmica potrebbe essere il Reddito Base Europeo. Un reddito concesso incondizionatamente a tutti i cittadini dell’UE e ai residenti legali a lungo termine.

Questo rappresenterebbe un modo intelligente per affrontare le urgenti priorità sociali:

  • Ridurre la povertà e le disuguaglianze di reddito;
  • Fornire un reddito che non sostituirebbe i programmi nazionali di assistenza sociale per i disoccupati, ma si aggiungerebbe ad essi;
  • Ridurre gli squilibri economici e sociali eccessivi tra i paesi della zona euro;

Tale Eurodividend sarebbe distribuito a tutti i residenti adulti degli Stati membri dell’UE su base individuale e senza test di verifica o requisiti di lavoro. E potrebbe partire da 200 euro a testa. 

Si potrebbe mettere in atto già da domani. Infatti i primi studi dicono che la cifra di 200 euro è ampiamente sostenibile dall’UE e sarebbe un primo passo importante. Concreto.

Un Eurodividend non è destinato a sostituire i sistemi di welfare e di reddito minimo nazionali. Al contrario, fornisce un cuscinetto su cui gli stati membri possono basarsi e adeguarsi per portare avanti i vari programmi di welfare nazionali. Tutto per garantire una vita decente a tutti i cittadini. 

L’Eurodividend è un giusto meccanismo redistributivo che garantirebbe a tutti gli europei di beneficiare ugualmente della ricchezza generata dall’integrazione europea.

Ma la domanda che viene spontanea è sostanzialmente una: è sostenibile? La risposta è si. 

Il finanziamento potrebbe essere basato su una combinazione dei seguenti prelievi: un’IVA europea, un’imposta sul reddito delle società europee, magari quelle a più alto tasso di automazione, una tassa europea sul carbonio e una tassa sulle transazioni finanziarie europee. In più potrebbe essere integrata da una riassegnazione di alcuni Fondi europei poco usati. Gli strumenti di certo non mancano. C’è bisogno di volontà. Ciò che conta è che il suo finanziamento dipenda dalle risorse proprie dell’UE per stabilire un chiaro legame tra il bilancio dell’UE e i benefici per i cittadini europei.

L’Eurodividend è un progetto concreto, che sta andando avanti a grandi balzi con il sostegno di grandi personalità ed esperti di tutto il mondo. Andate a visitare questo sito per capire quanti attivisti si stanno impegnando sul tema: 

Sarebbe il primo passo fatto davvero verso l’idea dell’integrazione europea.

Per ora parliamo di 200 euro al mese. Sicuramente pochi. Ma già qualcosa su cui contare e da cui partire. Se fossero di più potremmo far studiare migliaia di ricercatori, formare migliaia di persone.

Tutti hanno il diritto di sentirsi realizzati e di vivere la vita facendo ciò che vogliono, non ciò che serve al mercato. Ricordo che la maggior parte delle invenzioni e delle scoperte che hanno cambiato la nostra storia sono state accidentali. Al mercato non serviva la macchina da stampa e l’uomo è sopravvissuto anche prima della penicillina.

Oggi si sta iniziando a parlare di qualcosa che dovrebbe essere su tutti i TG da tempo. Fare in modo che nessuno sia più costretto alla povertà. Un modo semplice e veloce per portare avanti questa discussione non c’è. Ma dobbiamo iniziare a farlo.

Dobbiamo pensare di creare un sistema che formi persone, non lavoratori.