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di Francesco Carcano – Privo di “effetti droganti”, come recita la sentenza della Corte Costituzionale, il CBD estratto dalle coltivazioni legali di Canapa potrebbe essere un mercato di enorme valore, sia sotto il profilo economico sia sotto quello medicale e sociale. Riuscirà la politica a uscire dalle sue ambiguità propagandistiche ed entrare nel merito scientifico di questo dibattito internazionale?

La sorprendente ricchezza di elementi della Canapa mantiene vivo un ampio dibattito che coinvolge la comunità scientifica, quella sociale e politica, e che vede fortemente interessato il mondo della grande finanza. L’utilizzo a scopo medico e compassionevole per terapia del dolore della Canapa e dei suoi derivati è ormai parte di centinaia di ricerche scientifiche mentre la società e la comunità politica si interrogano, a livello europeo e mondiale,  sulle opportunità di legalizzazione o parziale decriminalizzazione della cannabis a uso personale, in particolare per chi soffre di determinate patologie e non trova nel sistema sanitario il medicamento derivato dalla Cannabis, pur prescritto dal medico.

Accanto a questo emerge il fenomeno di una componente specifica della cannabis, estratta con scopi prevalentemente antidolorifici e terapeutici: la CBD. Questa sigla è ormai visibile nelle vetrine di grow shop e tabaccherie delle città italiane e lo sarà probabilmente presto anche su bevande destinate al consumo di massa, con il marketing che giocherà sull’associazione alla Canapa pur essendo la CBD priva di effetti psicoattivi che sono invece tipici dell’altro componente della Canapa, il tetraidrocannabinolo (THC). Ottenuta sotto forma di olii per estrazione dalla lavorazione della canapa, alla CBD sono riconosciuti effetti rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, e antinfiammatori. Assunta come olio o in capsule gel favorisce il sonno ed è distensiva contro ansia e panico. La CBD viene utilizzata per il trattamento dell’epilessia in uomini e animali domestici, per la schizofrenia e il disturbo d’ansia sociale e, in quantitativi percentualmente bassi, per la gestione dell’ansia e del sonno difficile.

L’Europa, con i suoi 740 milioni di abitanti (oltre il doppio di Canada e Stati Uniti), è destinata a diventare il più grande mercato mondiale di Cannabis legale e dei suoi derivati nei prossimi anni (fonte: Prohibition Partners: The European Cannabis Report, January 2019) ed il trend è reso evidente dalle modifiche legislative in fase avanzata in almeno sei paesi dell’Unione, e soprattutto dall’interesse dei grandi player economici. Gli investimenti già raccolti da aziende europee attive nel settore della cannabis hanno infatti superato i 500 milioni di euro.

Se lo sviluppo della Canapa legale in tutti i paesi europei resta vincolato ai possibili mutamenti derivanti dal quadro politico, con le forze più conservatrici tradizionalmente avverse ad ogni forma di legalizzazione, la CBD gode in Italia di una potenziale maggiore autonomia di sviluppo grazie alla sua natura non psicoattiva e alla legislazione vigente che non la cita nella normativa sulla coltivazione della canapa.

Grande eco meditativa sul tema è derivata a livello internazionale dal caso di Charlotte Figi, una bambina di sei anni affetta da violente convulsioni epilettiche e affetta dalla Sindrome di Dravet, una rara patologia nota anche come EMSI (epilessia mioclonica severa dell’infanzia). La vicenda è stata raccontata dal documentario della Cnn1 “Dr Sanjay Gupta: Weed – CNN Special Documentary”. Sanjay Gupta non è infatti solo un divulgatore televisivo. Neurochirurgo e divulgatore per la Cnn, ha un solido curriculum al punto che Barack Obama lo voleva come “Chirurgo Generale degli Stati Uniti”. Per la CNN ha ricostruito la vicenda di Charlotte Figi a cui le cure tradizionali non avevano portato beneficio e che, ormai prossima al totale declino psicofisico, ha iniziato un progressivo cammino di recupero grazie ad un medico di stampo conservatore che le ha prescritto un trattamento a base di CBD. Le immagini del prima e dopo la cura hanno avuto una ampia eco e riaperto il dibattito scientifico a livello internazionale.

Qualcosa, complici decine e decine di studi scientifici internazionali, è mutato.

Nel giugno 2018, il comitato di esperti dell’OMS per la dipendenza dalle droghe (ECDD) ha raccomandato che la CBD non venisse sottoposta al controllo internazionale degli stupefacenti ma ne venisse permessa coltivazione ed estrazione. Non di meno hanno giocato le pressioni dei grandi investitori, pronti ad entrare in un mercato miliardario. Negli Stati Uniti si prevede infatti che il mercato della sola CBD sarà di circa 2,1 miliardi di dollari nel 2020 (rispetto ai 202 milioni di dollari del 2017), a fonte di un mercato complessivo della Cannabis legale stimato in 32 miliardi di dollari per il 2022 nei soli Stati Uniti.

Dati estratti dalla Ricerca sulla CBD commissionata a Merian Research (Berlin)