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Un rapporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) rileva che la cattura o sequestro di carbonio nel suolo ha un enorme potenziale sia per migliorare la salute del suolo sia per creare pozzi di carbonio che riducono l’anidride carbonica atmosferica e combattono i cambiamenti climatici.

La cattura o sequesto del carbonio nel suolo è il processo di immagazzinamento del carbonio atmosferico nel suolo attraverso l’uso rigenerativo del suolo e le pratiche agricole. Ciò ha il duplice obiettivo di ridurre i livelli di anidride carbonica atmosferica – che è direttamente collegata all’aumento delle temperature globali – e migliorare la salute del suolo, portando a rese più elevate, densità dei nutrienti e altri benefici agroecologici.

Le pratiche agricole industriali hanno generalmente prodotto rendimenti più elevati, ma hanno anche contribuito a effetti ambientali negativi tra cui la perdita di biodiversità, l’inquinamento delle acque dolci e l’erosione del suolo. Le attuali pratiche agricole portano a perdite di 20 miliardi di tonnellate di terreno fertile ogni anno, all’incirca equivalente alla superficie terrestre della Grecia.

L’agricoltura ha un’alta impronta di carbonio: secondo il rapporto, il settore è responsabile del 25% delle emissioni di gas serra a livello mondiale.

Lo stoccaggio del carbonio nel suolo può aiutare ad affrontare queste sfide rivitalizzando la fertilità del suolo e immagazzinando più anidride carbonica nell’atmosfera.

Metodi chiave per aumentare il sequestro del carbonio nel suolo, secondo il rapporto sono:

  • Riduzione della lavorazione del terreno,
  • Riforestazione e interropping (dove due o più colture vengono coltivate in prossimità).

Nel rapporto si chiede sostegno e maggiori sforzi sia a livello politico sia attraverso programmi che incentivano gli agricoltori ad adottare pratiche agricole più rigenerative. L’ iniziativa 4p1000 è uno delle maggiori iniziative in questo ambito, e coinvolge 320 istituzioni di 40 paesi.

Il rapporto esorta inoltre ad abbandonare la “resa per ettaro” verso i “servizi ecosistemici” che gli agricoltori possono fornire come la regolazione del clima, lo stoccaggio dell’acqua, il filtraggio e la promozione della biodiversità.