Condividi

di Michele Diomà – Compie 50 anni “Mistero buffo”, uno dei testi teatrali più rappresentati nel mondo e che ha contribuito a rendere Dario Fo una personalità d’artista ancora oggi rivoluzionaria ed innovativa, capace di leggere la contemporaneità attraverso l’immenso patrimonio della cultura classica italiana.

Ma a cosa può servire oggi, nel 2019, rileggere “Mistero buffo”? La mia risposta, per quanto possa apparire provocatoria, è che ne va del futuro della nostra condizione di cittadini liberi.

Dico questo perché “Mistero buffo” ci indica un principio filosofico semplice, ma vitale: avere sempre il coraggio di dubitare!

Al tempo stesso, a supporto del dubbio, “Mistero buffo” ci insegna che è necessaria la conoscenza approfondita di una materia al fine di poter mettere in discussione certi dogmi che ci vengono presentati come indiscutibili.

Ecco perché considero “Mistero buffo” un grande serbatoio di anticorpi contro le fake news, contro chi vuole dirci che un unico punto di vista deve essere per forza il punto di vista di tutti, contro chi vuole indicarci chi sono i buoni e chi sono invece i cattivi, e guai a noi a mettere in discussione le tesi di certi “Santoni”, ed ancora “Mistero buffo” ci insegna a smascherare il potere ed a sberleffarlo, a non essere vittime della pavidità, anche se ci vuole molto coraggio a schierarsi contro i soldati del conformismo.

Voglio credere che in ciascuno di noi esista un Dario Fo, che identifico con la parte ribelle dell’animo umano, il dramma è quando chi detiene il potere decide di adombrare il Dario Fo che è in lui. A coloro che scelgono questa via, che reputano essere la più comoda, dico che nonostante tutti gli sforzi non riusciranno a cancellare la verità di “Mistero buffo”.