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di Gianni Girotto (Presidente Commissione Industria Senato) – Due giorni fa, ho avuto l’onore di presentare il dossier sui risultati della , promossa dalla Commissione che presiedo e una delle attività istruttorie dell’Affare Assegnato in materia, avviato nell’agosto 2018 e ormai prossimo alla conclusione.

La massiccia partecipazione alla consultazione è stata indicativa della grande attenzione che questo tema riveste presso i portatori di interesse e la generalità dell’opinione pubblica. Dall’elaborazione dei dati, è venuto fuori un quadro politico esaustivo, dal quale emergono diversi elementi. La gran parte dei commenti ai quesiti si è mostrata favorevole alla creazione di un quadro regolatorio che permetta ai clienti del mercato elettrico una partecipazione attiva e in forma aggregata, sia dal lato della domanda che dell’offerta di energia. La produzione decentrata e diffusa avvicina la generazione e il consumo e costituisce dunque il modello ideale per spingere a consumare energia nelle ore di produzione della fonte rinnovabile, e a dotarsi di strumenti che rendano flessibile il proprio consumo, come gli stoccaggi, oppure strumenti che consentano la programmazione delle utenze affinché queste consumino energia nelle ore di produzione delle rinnovabili, ad esempio veicoli elettrici e pompe di calore. La necessità è dunque quella di aumentare la capacità di produzione rinnovabile, ma al contempo orientare i consumi per fare sì che questa stessa produzione venga consumata istantaneamente. La produzione rinnovabile si concentra, infatti, nelle fasce centrali della giornata e, se i consumi non saranno orientati su tale fascia oraria, la generazione centralizzata a fonte fossile non potrà essere sostituita nella misura prevista, e gli obiettivi di consumo di energia rinnovabile non saranno raggiunti.

Altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo all’abbattimento delle perdite di rete. Dai dati forniti dal GSE, sappiamo che per ogni TWh di energia auto consumata abbiamo il 5,80% di perdite in meno e la conseguente riduzione dei costi di sviluppo ed esercizio delle reti elettriche. Se considerassimo il potenziale di energia autoconsumabile da fonti rinnovabili al 2030, circa 20 TWh, percepiamo quanto sia rilevante in termini di opportunità economiche procedere verso questa direzione.

Per svilupparsi e consentire il raggiungimento degli obiettivi nazionali di consumo di energia rinnovabile al 2030, l’autoconsumo non potrà più essere limitato alla produzione e consumo con una linea privata sotto lo stesso tetto da parte di un singolo soggetto, ma dovrà essere sempre di più collettivo, virtuale attraverso la rete pubblica, e riferito a un ambito geografico più ampio. Grazie anche all’impulso della la produzione e il consumo potranno essere non solo contigui, ma anche in un ambito di prossimità/vicinanza e l’autoconsumo potrà essere anche collettivo, principalmente attraverso lo strumento delle comunità di energia rinnovabile e del consumo collettivo negli edifici. Più è esteso l’ambito dei clienti che collettivamente gestiscono l’autoconsumo, più sarà semplice sfruttare appieno tutte le possibilità di orientare il consumo per auto-consumare istantaneamente in loco l’energia prodotta. Si pensi ai tetti delle scuole che producono più energia rinnovabile durante l’estate, quando le scuole sono chiuse, in una comunità energetica, tutta tale energia potrebbe comunque essere utilmente auto-consumata nelle vicinanze.

Il concetto di autoconsumo va dunque letto in prospettiva in una chiave nuova, dove il valore in sé non è solo quello di avere un impianto capace di produrre energia rinnovabile, ma anche di massimizzare il consumo locale di tutta l’energia rinnovabile prodotta. La nuova dimensione dell’autoconsumo richiederà poi la determinazione di meccanismi tariffari che non penalizzino tali configurazioni. Le tariffe di rete e gli oneri, in un contesto dove l’aspetto centrale è quello di fare coincidere produzione e consumo, dovranno comunque essere strutturati per orientare al massimo i comportamenti dei consumatori verso l’efficienza. Nella consultazione molte sono state le obiezioni sul fatto che Attualmente l’autoconsumo nelle configurazioni private è di circa 28 TWh, di cui il 20,7% prodotto da FER. Gran parte dell’incentivo implicito per l’esenzione degli oneri generali, stimato in 1,4 mld, favorisce pertanto l’autoconsumo da vecchi impianti alimentati da combustibile fossile. Vi sono quindi margini per trovare risorse e meglio definire le politiche di esenzione tariffaria. Per creare la possibilità di produrre, accumulare e autoconsumare energia per i consumatori, dando loro un ruolo attivo, è opportuno partire dagli strumenti già individuati dalla suddetta . In particolare, è necessario anticipare quanto più possibile l’attuazione degli Articoli 21 e 22 della direttiva 2001/2018 che permettono l’autoconsumo collettivo e quindi liberano la possibilità di fare auto-consumo.

Quello emerso dalla consultazione pubblica è un quadro politico che possiamo considerare esaustivo per gli elementi raccolti e dei quali la Commissione Industria del Senato dovrà prenderne atto nella risoluzione finale di indirizzo al Governo, che sarà approvata nei prossimi giorni. Quello che auspico è che tutto il confronto aperto nell’esame dell’affare assegnato possa aprire un dibattito politico proficuo e portare alla definizione di un quadro regolatorio coerente con i principi indicati nella direttiva Comunitaria, con regole chiare e certe in modo da garantire la costruzione di una vera rivoluzione del sistema energetico.

 

Video della resentazione della consultazione pubblica sul sostegno alle attività produttive