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di Francesca Bertha – Come ve la immaginate un’abbazia trappista? Monaci di clausura avvolti nel silenzio interrotto solo dalle preghiere, dediti alla vita contemplativa, allo studio e al lavoro agricolo. Nessuna distrazione, neanche a tavola: niente carne, né pesce, e da bere solo acqua. Antiche mura all’interno delle quali il tempo sembra essersi fermato nel Seicento, epoca di fondazione dell’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza a La Trappe.

Poi, ecco le immagini dell’abbazia trappista di Koningshoeven, nei Paesi Bassi. Un impianto biologico di trattamento delle acque basato sul principio della circolarità, capace di purificare enormi quantità di acque reflue trasformandole in acqua purissima. Tutto questo in uno spazio ridotto, perfettamente integrato nel contesto storico del monastero, senza rumore, senza odori e in maniera totalmente ecosostenibile. Oltretutto l’impianto, che sembra un orto botanico, è anche bellissimo da vedere. Al suo interno sono impiegate migliaia di specie di piante acquatiche che “lavorano” in silenzio, ripulendo non solo ettolitri di acque reflue comunali del centro abbaziale e del centro visitatori, ma anche le acque reflue industriali del birrificio dell’abbazia. Sì, perché ormai i monaci trappisti non bevono solo acqua, e se la bevono, è quella purissima consegnata dall’impianto biologico. L’abbazia di Koningshoeven è nota a livello mondiale per il suo celebre birrificio, uno dei pochi al mondo che può vantare l’utilizzo del marchio dell’Associazione Trappista Internazionale, una sorta di D.O.C. dei prodotti trappisti.

Oggi i monaci dell’abbazia producono la bellezza di circa 7,5 milioni di ettolitri di birra all’anno e visto che l’industria birraria è tra quelle più sensibili alla questione della sicurezza idrica, i monaci, tutt’altro che di mentalità retrograda, hanno voluto una soluzione per il trattamento delle acque economica e sostenibile dal punto di vista ambientale, in grado di garantire che l’acqua utilizzata nel birrificio fosse di qualità impeccabile.

Il principio su cui si basa l’innovativa tecnologia sviluppata dall’azienda ungherese Biopolus, vincitrice nel 2019 del premio Award for Circular Economy, conferitole dal Ministero olandese delle Infrastrutture e della gestione delle risorse idriche, riguarda il meccanismo naturale della proliferazione di microorganismi sulle radici delle piante acquatiche.

L’azienda, fondata da István Kenyeres nel 2012 inizialmente come impresa famigliare, ha creato e brevettato la tecnologia Metabolic Network Reactor (MNR), che sfrutta il fenomeno naturale della formazione di un biofilm sulle radici delle piante, e utilizza anche delle radici artificiali, accrescendo così la superficie popolata dai microorganismi. Il sistema modulare dell’impianto, chiamato BioMakery, consente la creazione di diverse colture affiancate, ognuna delle quali si occupa di eliminare un certo tipo di inquinanti. Questa struttura, per certi versi somigliante a quella delle vasche delle saline, riesce ad affinare la procedura di purificazione, rendendola adatta all’impiego in diversi ambiti quali il trattamento delle acque reflue comunali e industriali, ma anche per mantenere pulite le acque di laghi, fiumi, canali e fontane, e perfino quelle della falda.

Al momento, impianti Biopolus simili, ma anche molto più grandi di quello del birrificio dell’abbazia trappista di Koningshoeven, il quale purifica 438 metri cubi di acqua al giorno, sono in funzione in diverse parti del mondo: a parte Budapest, che vanta un impianto da 360 mila m³ giornalieri, li troviamo anche in alcune città olandesi, dove sono impiegati principalmente per la purificazione delle acque comunali (ad Alkmaar e a Eindhoven, rispettivamente da 11 mila e da 1600 m³), ma anche in Florida, e in Cina, nelle città di Shenzhen e di Yangxin, sul Fiume Azzurro, con impianti da 5 mila e da 15 mila metri cubi al giorno.

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